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Il capodanno Tibetano "བོད་ཀྱི་ལོ་གསར།" Losar.

Alla Scoperta della Cerimonia Religiosa Da Gui


Quest'anno il capodanno Cinese e quello Tibetano coincidono, sono entrambi basati su cicli lunisolari, ma non vengono sempre celebrati nelle stesse date. Nonostante le risorse disponibili su questo argomento in occidente e sul web siano piuttosto limitate e le contaminazioni dell'annessione Cinese di questo stato abbiano notevolmente stravolto alcuni degli aspetti culturali che la riguardano, voglio parlarvi di questa ricorrenza e delle sue caratteristiche bizzarre! Se il capodanno Cinese sicuramente non passa inosservato, il capodanno Tibetano non è una celebrazione a cui gli occidentali fanno particolarmente caso, anzi, senza essere a contatto diretto con la cultura Buddhista, il "Losar" è raramente conosciuto e ancor meno celebrato nonostante le sue ritualità avvengano per ben 15 giorni di fila. Scoprirlo offre uno scorcio su una festività intrisa di tradizione e spiritualità che celebra l'arrivo del nuovo anno, è un periodo in cui i valori culturali tibetani vengono messi in mostra: vengono scambiati cordiali saluti con tutti, dai familiari ai vicini e si crea un forte senso di comunità, il delizioso cibo tibetano tradizionale viene servito agli ospiti invitati nelle case per celebrare insieme l'anno nuovo e vengono fatte offerte e preghiere alle divinità nel tempio.


Questa celebrazione, che di solito cade tra Gennaio e Marzo, è festeggiata in diverse regioni dell'Himalaya, inclusi il Tibet, il Nepal, il Bhutan e alcune regioni dell'India. E' una festa di rinnovamento e speranza, permeata da rituali antichi, incontri familiari e attività culturali. Tra le diverse cerimonie che caratterizzano il Losar, una delle più curiose è la Da Gui, una pratica religiosa che sottolinea l'importanza della purificazione e della prosperità. In particolare parliamo di purificazioni dagli "spiriti maligni", infatti la traduzione di "Da Gui" è "Battere i fantasmi", anche se potremmo parlare in maniera più lata di abbattimento delle forze ostili. Come con qualsiasi altra cultura, la nascita e la morte in Tibet sono due fasi della vita a cui viene attribuita molta importanza e a cui vengono associati tutta una serie di rituali e credenze. Dobbiamo tener a mente il calderone culturale che ha creato l'attuale celebrazione, ci troviamo in territori le cui radici affondano nell’India induista, nella autoctona religione Bon, nel Taoismo cinese ed infine, nel Buddhismo. Questa in particolare è una festa molto antica, presente già in epoca pre-buddista e celebrata dai seguaci della religione Bon, subì varie modifiche nella sua storia per arrivare così com'è ad oggi.



I tibetani, così come ogni Buddhista, credono al concetto di reincarnazione e dell'esistenza di una vita anche dopo la morte. Come spiegare quindi il ruolo dei fantasmi e degli spiriti? (Va specificato che il Buddhismo ha al suo interno moltissime correnti di pensiero, che si scostano l'una dall'altra anche intorno a concetti fondamentali e che interpretano in maniera diversa testi e tradizioni.) Il termine "Spirito" non deve essere confuso con il termine generico “fantasma”, cioè lo "spirito residuo" di un defunto, ma rappresenta piuttosto delle entità che sono guidate da intensi bisogni emotivi, quasi animaleschi, e da un connotato negativo. Secondo il Buddhâvataṃsaka mahāvaipulyasūtra (Testo sacro del Buddismo Mahāyāna) le azioni malvagie faranno rinascere un’anima in uno dei sei diversi regni. Il grado più alto di cattive azioni farà rinascere un’anima come abitante dell’inferno, un grado inferiore di malvagità farà rinascere un’anima come animale e il grado più basso farà rinascere un’anima come un fantasma affamato”. Secondo questa tradizione, le azioni malvagie che portano alla nascita di  un fantasma affamato sono: l’uccisione, il furto e la cattiva condotta sessuale (se state pensando ai peccati capitali ci sono degli effettivi parallelismi!). Desiderio, avidità, rabbia e ignoranza sono tutti fattori che fanno rinascere un’anima come uno spirito maligno, perché sono le attitudini che spingono le persone a compiere azioni malvagie. I fantasmi affamati, anche conosciuti come "Preta" hanno il loro regno raffigurato sul Bhavacakra (la ruota dell'esistenza) e sono rappresentati in forma umana con lo stomaco gonfio e il collo troppo sottile da poter ingurgitare del cibo, tanto che la sola azione di mangiare, come dicono i testi sacri, è incredibilmente dolorosa. Alcuni sono descritti come aventi “bocche delle dimensioni della cruna di un ago e uno stomaco delle dimensioni di una montagna“. Rappresentazione del Bhavacakra, la ruota dell'esistenza.

Ed è in questo contesto che si inserisce la cerimonia Da Gui, che semplificando potrebbe essere paragonato ad una sorta di esorcismo. I preparativi per i festeggiamenti iniziano un mese prima della fine dell'anno, le case vengono pulite accuratamente, vengono confezionati nuovi vestiti da indossare per la famiglia durante il festival e vengono fatte diverse offerte di cibo sull'altare familiare. Simboli di buon auspicio vengono disegnati sui muri delle case utilizzando polvere bianca o appesi come arazzi, i monasteri vengono decorati e le divinità protettrici vengono celebrate con riti devozionali.

Il capodanno vero e proprio inizia con l'installazione di una vasta pittura murale chiamata "Lingka", che rappresenta il palazzo celeste di Palden Lhamo, la divinità protettrice. La Lingka è adornata con simboli sacri e mantra, e il suo scopo è attirare l'attenzione delle divinità benevole e respingere le influenze malevole. Le cerimonie rappresentano una lotta interna ed esterna per ogni buddista tibetano tra il bene e il male che lo circonda e dentro di sé. Durante la cerimonia, i monaci recitano preghiere e mantra specifici mentre bruciano erbe aromatiche, spesso mescolate con sostanze simboliche come tsampa (farina d'orzo tostato). L'atto di bruciare queste erbe è inteso a purificare l'ambiente e a liberarlo da ogni forma di negatività. Si crede che questa pratica assicuri un inizio di anno prospero e armonioso.



Le modalità di celebrare il Losar sono tante quante le località in cui viene celebrato, altri riti prevedono una processione con ciotole piene di "cibo per fantasmi", i monaci urlano agli spiriti maligni di lasciare le case, in seguito il corteo arriva davanti a un grande falò, dove le ciotole contenenti il cibo dei fantasmi vengono frantumate e gettate nel fuoco. In altri luoghi si accendono torce e le persone corrono in giro con una bambola che rappresenta una divinità irata, facendo esplodere fasci di paglia e petardi a mano, urlando mentre gettano la spazzatura per le strade per scacciare gli spiriti maligni dalle loro case. In altre celebrazioni ancora, monaci competenti in questo rituale specifico, danzano a ritmi frenetici su melodie e testi sacri, tenendo sul volto una grande maschera bianca con occhi rossi simile ad un teschio, il tutto finalizzato a cacciare gli spiriti maligni, allontanare le influenze negative e portare la pace nel mondo. I movimenti di danza che fanno hanno significati simbolici ben distinti e alla fine, i monaci, camminano in processione portando l’effigie di un demone che viene gettato nel fuoco, a simboleggiare l’esorcismo del fantasma e la pacificazione del mondo. Infine cantano scritture buddiste e distribuiscono frutta e caramelle come benedizione per la sicurezza e la felicità.



Un monaco buddista tibetano attende all'interno di un tempio prima di prendere parte al Da Gui presso il Tempio Yonghegong, il 19 marzo 2015 a Pechino, Cina. Foto di Kevin Frayer/Getty Images

In conclusione, mentre il Capodanno tibetano, continua a essere celebrato con fervore e gioia come un momento di rinnovamento e speranza, non possiamo ignorare le sfide persistenti che affliggono il popolo tibetano. L'oppressione cinese ha gettato un'ombra lunga sulla vita di molti tibetani, creando un contesto difficile in cui le tradizioni culturali e spirituali sono minacciate. Come affermato dal Dalai Lama, "Nonostante le avversità che affrontiamo, la fede nel nostro patrimonio culturale e spirituale rimane forte". Il Losar diventa quindi un momento di resistenza e resilienza, dove la comunità tibetana continua a preservare la propria identità nonostante le difficoltà. Come il fuoco del Losar, la determinazione del popolo tibetano brilla con forza, e attraverso la consapevolezza globale e il sostegno solidale, si spera che il futuro possa portare libertà e dignità al popolo tibetano.


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