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Il Cimitero delle Fontanelle a Napoli e Santa Maria delle Anime del Purgatorio.

Aggiornamento: 15 gen



Per questo quarto blog torniamo a Napoli, una città intrisa di storia millenaria, che custodisce luoghi unici e affascinanti che raccontano le sue molteplici sfaccettature culturali. Due di questi luoghi sono legati da una storia e un culto comune, per primo voglio portarvi nel Cimitero delle Fontanelle, un luogo straordinario che intreccia la storia della città con leggende, tradizioni e un'atmosfera che cattura l'immaginazione di chi lo visita. Noi lo abbiamo visitato con la cooperativa sociale "La paranza" prima che venisse chiuso al pubblico.

E' recente la notizia della sua futura riapertura prevista per i primi mesi del 2024! Il sito sarà gestito proprio dalla cooperativa "La paranza", che non posso che consigliarvi caldamente, è un'associazione di giovani locali che con grande passione e ambizione hanno valorizzato e ripristinato l'accesso a siti storici di Napoli, elevando l'enorme patrimonio culturale presente anche nei quartieri più svantaggiati.


© Napoli da Vivere

Il cimitero delle fontanelle è situato nel cuore del quartiere Sanità di Napoli e ha le sue radici in un periodo di carestia e peste nel XVII secolo. Per farvi capire quanto fosse critica la situazione: nello stesso secolo si verificarono, 3 rivolte popolari, 3 carestie, 5 eruzioni del Vesuvio, 3 terremoti e 3 epidemie. A causa delle numerose vittime, (molte delle quali non identificate e che non ricevettero nemmeno un funerale), le ossa venivano accumulate nelle grotte sotterranee del tufo della zona.

Successivamente il luogo restò in stato di totale abbandono.

L’ingresso e la grotta stessa, alta, squadrata ma organica, offre davvero la suggesione di entrare nel regno dei morti.


Nel XVIII secolo, il cimitero fu riorganizzato grazie all'iniziativa di Don Gaetano Barbatidi e un gruppo di donne locali. Così le ossa furono disposte in maniera ordinata e le grotte furono suddivise in aree, a ciascuna delle quali fu assegnata una categoria particolare; nella Navata dei Preti furono collocati i resti proveninenti da chiese e congreghe, nella Navata degli Appestati quelli di tutti i morti nelle epidemie e nella Navata dei Pezzentelli vennero disposte le ossa dei più poveri. Le ossa furono sistemate in nicchie, e si sviluppò una sorta di culto popolare legato ai defunti sconosciuti, meglio conosciuti come le "anime pezzentelle" ossia le anime dei morti senza nome, identità o famiglia.



La leggenda narra che queste anime, non avendo ricevuto una sepoltura dignitosa, erano destinate a vagare senza riposo. Questo rituale, nato da una situazione di sofferenza e morte, si è trasformato in un atto di amore e devozione che continua a incantare i visitatori di Napoli. La sua persistenza nel tempo testimonia la forza della tradizione e la capacità di trasformare il dolore in una connessione significativa con l'aldilà. Una visita a questo luogo speciale è un'occasione per comprendere la ricchezza culturale di Napoli e per apprezzare il legame unico tra i vivi e i morti che si perpetua attraverso il culto delle anime pezzentelle. Per placare la loro sofferenza, i devoti adottarono l'usanza di prendersi cura delle nicchie del cimitero, facendo delle vere e proprie adozioni dei resti: lasciando offerte come giocattoli,  fiori, cibi e pulendo con cura le ossa e la nicchia in cui erano riposte.

A volte su di loro vengono messe monete e banconote (di ogni genere, si trovano anche moderni euro). Si credeva che, in cambio di questa devozione, le anime pezzentelle avrebbero protetto i loro benefattori e portato loro fortuna. Si dava loro "refrisco", cioè sollievo: «A refrische ‘e ll’anime d’opriatorio». Nello specifico la credenza è basata su un meccanismo di potenziale "intercessione" , se quest'anima vagante in un limbo eterno fosse stata aiutata da un terrestre, tramite le sue cure e preghiere, avrebbe potuto finalmente uscire da questo purgatorio senza fine per raggiungere la pace in paradiso. Una volta raggiunto l'alto dei cieli si sarebbe ricordato del suo benefattore e avrebbe così interceduto per lui su richieste e desideri, esaudendoli e aiutandolo nell'arco della sua vita. Un retaggio di arcaiche credenze pagane, sono il prezzo del pedaggio necessario per poter intraprendere il “viaggio” dal mondo dei vivi al mondo dei morti.




Al contrario, se dopo molte cure e preghiere il fedele non avesse trovato benefici e viste realizzate le sue richieste, i resti potevano essere nuovamente abbandonati, come se si trattasse di anime incapaci, nonostante le cure, di uscire dalla loro condizione miserevole e quindi non utili per poter soddisfare i desideri del fedele. E' possibile vedere anche qualche teschio girato, che mostra la nuca. Ė una punizione per l'anima e un avvertimento per gli altri fedeli. Significa che questo spirito non concede grazie, in questo modo viene reso noto a tutti affinchè non perdano tempo a prendersene cura. L’ingrata non contraccambierà con qualche miracolo, neppure con un piccolo favore. Che venga quindi abbandonata a sé stessa. Nessuno pregherà per lei.

Si credeva che i morti inviassero ai vivi dei “segni”. Uno era il sudore, cioè la condensa da umidità che può apparire sui teschi e indicava che una grazia era stata concessa. Se il teschio non sudava, era indizio della sofferenza dell’anima abbandonata e cattivo presagio. I teschi non venivano mai messi sotto le lapidi, affinché fossero liberi di uscire di notte ed apparire in sogno e quelli più ”generosi” venivano messi in teche chiuse da un lucchetto, veri e propri tesori da mettere in sicurezza.


Tra le più famose, c'è la testa del Capitano. Secondo la tradizione, una giovane promessa sposa, molto devota al teschio del capitano, si recava spesso per chiedere una grazia. Ma il fidanzato di lei, geloso delle attenzioni che la ragazza destinava al teschio, un giorno volle accompagnarla e con un bastone lo colpì all'occhio, mentre deridendolo lo invitava a partecipare al loro matrimonio. Leggenda vuole che il giorno delle nozze, si presentò alla cerimonia un carabiniere che colpì lo sposo, accecandolo. Togliendosi il mantello, apparve per quel che era, cioè lo scheletro del capitano. I due innamorati e gli invitati morirono poi sul colpo per lo shock. Un'altra leggenda molto famosa è quella di Concetta, detta anche "a capa che suda". La particolarità di questo teschio, posto all'interno di una teca, sta nel fatto che, rispetto agli altri tutti ricoperti da polvere, appare ben lucidato. Probabilmente, ciò è dovuto all'eccessiva umidità del luogo, ma per i devoti si tratta del sudore di cui parlavo pocanzi. Secondo la tradizione, donna Concetta è una delle anime più generose e pronta a esaudire le grazie. Per verificare se ciò avverrà, basta toccarla e verificare se la propria mano si bagna.


Capuzzella di Concetta


Il secondo luogo in cui vi voglio portare è Santa Maria delle Anime del Purgatorio, si trova lungo il Decumano Maggiore, nel cuore del centro antico della città. La prima cosa che colpisce dall'esterno sono le numerose decorazioni a forma di ossa e teschi, è una chiesa squisitamente barocca conosciuta anche come la chiesa “e’ cape e morte ed è anche essa strettamente collegata al culto delle anime pezzentelle. Questa devozione particolare è evidente nei numerosi ex voto e quadri votivi esposti all'interno della chiesa, testimonianza delle preghiere e delle suppliche rivolte alle anime sofferenti in purgatorio.

Trova le sue radici nel XVII secolo, quando fu fondata da un gruppo di fedeli devoti. La sua costruzione fu completata nel 1616, e da allora è diventata un punto di riferimento spirituale per i napoletani. Sotto alla chiesa convenzionale vi è una vera e propria chiesa sotterranea, colpisono le fessure alte da cui entra poca luce, erano le stesse fessure in cui venivano calati i corpi dalla strada direttamente alla chiesa sottostante. La struttura è volutamente spoglia e priva di ornamenti, un chiaro simbolo dello stato di penitenza e umiliazione al quale le anime nel Purgatorio sono sottoposte. Ad esempio, sull'altare maggiore è dipinta solamente una semplice croce, tracciata con vernice nera.

Uno degli elementi più affascinanti della chiesa è la cripta sottostante, chiamata "Cripta delle Anime." Questo spazio sacro è adornato da teschi e scheletri che rappresentano le anime del purgatorio. Nonostante il culto non sia più diffuso abbiamo visto molte offerte recenti, da candele a marchio IKEA a monete poggiate in ogni angolo accessibile.

Chiesa inferiore


Degno di nota il teschio della principessa Lucia, che occupa il fondo della sala dell'ipogeo, indossa una corona ed è adornato da un velo da sposa, diverse candele, ex-voto d'argento ed offerte la circondano. Nonostante la mancanza di documenti ufficiali che lo identifichino, il teschio è stato conosciuto come quello della principessa "Lucia". Questo personaggio misterioso è legato a un'antica leggenda che lo riconosce come la patrona delle giovani spose.

La leggenda affonda le sue radici in un evento reale verificatosi nel XVIII secolo. Nello stesso quartiere della chiesa risiedeva un nobile napoletano, don Domenico d’Amore, principe di Ruffano, la cui giovane figlia Lucia di appena 17 anni morì prematuramente a causa di una malattia, la tisi, poco dopo il suo matrimonio. Profondamente devoto alle anime del Purgatorio, il padre decise di far seppellire la giovane in terra consacrata, nell'ipogeo Santa Maria delle Anime del Purgatorio. La storia di Lucia commosse profondamente il quartiere. Questo episodio ha dato origine alla leggenda della principessa Lucia, che in alcune versioni viene rappresentata come una nobildonna che muore per amore di un giovane del popolo, e in altre come una popolana che sacrifica la sua vita per amore dello sposo pescatore.

Lucia, in virtù di questa leggenda, è considerata la protettrice delle giovani spose.

Teschio di Lucia


Abbiamo adorato queste due visite, questo culto unico è una testimonianza della profonda spiritualità e devozione del popolo napoletano. La connessione tra i vivi e i morti attraverso il culto delle anime pezzentelle è vista come una pratica che trascende il semplice ricordo dei defunti, offrendo un legame tangibile e attivo con l'aldilà.



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